{"id":624,"date":"2019-10-03T09:10:56","date_gmt":"2019-10-03T09:10:56","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.ego-gw.eu\/ilritmodellospazio\/?page_id=624"},"modified":"2019-10-17T15:20:29","modified_gmt":"2019-10-17T15:20:29","slug":"wia-sk-it","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sites.ego-gw.eu\/ilritmodellospazio\/wia-sk-it\/","title":{"rendered":"WiA-SK-it"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; custom_padding_last_edited=&#8221;off|desktop&#8221; admin_label=&#8221;Header&#8221; _builder_version=&#8221;3.24&#8243; background_color_gradient_direction=&#8221;188deg&#8221; background_image=&#8221;https:\/\/sites.ego-gw.eu\/ilritmodellospazio\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/10\/art-gallery-55.jpg&#8221; background_size=&#8221;initial&#8221; background_repeat=&#8221;repeat&#8221; width=&#8221;100%&#8221; custom_padding_tablet=&#8221;5vw||5vw||true&#8221; fb_built=&#8221;1&#8243; _i=&#8221;0&#8243; _address=&#8221;0&#8243;][et_pb_row custom_padding_last_edited=&#8221;off|phone&#8221; 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_i=&#8221;1&#8243; _address=&#8221;0.1&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;3.25&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; _i=&#8221;0&#8243; _address=&#8221;0.1.0&#8243; custom_padding__hover=&#8221;|||&#8221;][et_pb_text content_tablet=&#8221;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p><span><em>%22Scienziati e artisti sono gli osservatori del mon-do. Il loro lavoro consiste semplicemente nel vedere quello che gli altri non riescono a vedere. %22<\/em><\/span><\/p>\n<p><span><strong><em>Franck Oppenheimer<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La mostra \u201cI ritmi dello spazio\u201d \u00e8 una mostra che si situa l\u00e0 dove Arte e Scienza si intersecano ed \u00e8 il prodotto del lavoro del gruppo Universe 2.0, composto da noti artisti: G. Alda, P. Buechler, A. Csorgo, R. Dellaporta, R. Galle, B. Lamarche, L. Lijn, L. de Maigret, A. Ortiz, T. Saraceno e J. Thomson; da scienziati, architetti e filosofi: M. Barsuglia, V. Boschi, A. Dubois, C. Fl\u00e9cheux, E. Krouska, M. Lachi\u00e8ze-Ray, A. Letailleur, P. Legrain, D. Marciak, R. Malina, V. Napolano, S. Katsanevas, C. Spiering, A. Tosi, Y. Winkin e H. Wismann. Il progetto \u00e8 stato promosso da Pierre Binetruy alla fine del 2016, scomparso tragicamente nell\u2019aprile del 2017, e ha dovuto essere rilanciato da capo nel giugno del 2017. Questa mostra \u00e8 dedicata alla sua memoria.<\/p>\n<p>Lo scopo del progetto consiste nel promuovere un\u2019esplorazione, attraverso una riflessione incrociata tra artisti e scienziati, della branca della fisica nata con la scoperta delle onde gravitazionali, che portano a interrogarsi in modo incalzante, ancora una volta, sulla natura e sulla struttura dello spazio-tempo e della materia, sulle nozioni di origine e orizzonte, sul ruolo dell\u2019attivit\u00e0 di rappresentazione, infor-mazione e trasformazione, artistica o scientifica, sui dilemmi legati all\u2019individualit\u00e0. Pi\u00f9 in generale si tratta di interrogarsi ancora sulla natura dell\u2019umanit\u00e0 immersa nel cosmo, laddove la nozione di cosmo denota non solo l\u2019Universo astronomico ma anche l\u2019ambiente del Pianeta Terra e la societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>La circostanza scientifica alla base di tutto questo \u00e8 stata la rilevazione delle onde gravitazionali provenienti dalla fusione di due bu-chi neri, nel settembre del 2015, seguita dalla rilevazione di una fusione di 2 stelle di neutroni nell\u2019agosto del 2017, successivamente osservata da quasi 100 osservatori in tutto il mondo. Mentre le rilevazioni hanno costituito una sensazionale conferma della teoria della relativit\u00e0 generale di Einstein, ipotizzando che ogni fenomeno violento che si svolge nell\u2019Universo produce delle vibrazioni nello spazio-tempo, la fusione di stelle di neutroni ha inaugurato una nuova era della scienza di base, correttamente denominata l\u2019 \u201cEra dell\u2019a-stronomia multi-messaggio\u201d, in cui sondiamo l\u2019Universo con vari messaggeri cosmici, che esulano da quelli tradizionali dello spettro elettromagnetico: onde gravitazionali, ma anche neutrini e raggi cosmici. Il comitato del premio Nobel ha reagito prontamente attri-buendo il Premio Nobel per la Fisica del 2017 agli scopritori delle onde gravitazionali dell\u2019osservatorio a interferometro statunitense LIGO e di quello europeo Virgo.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le onde gravitazionali sono state registrate come modulazioni di un segnale con frequenze che abbracciano lo spettro acustico umano, la scoperta conferma ulteriormente la metafora che ci vede immersi in una rete cosmica spazio-tempo, dove le vibrazioni dello spazio-tempo,che possiamo definire il \u201critmo\u201d o con altre parole il \u201csuono\u201d dello spazio si aggiungono alla millenaria percezione dell\u2019U-niverso come una sublime, ma secondo Pascal terrificante, immagine visiva sprofondata nel silenzio.<\/p>\n<p>Come tutte le principali svolte scientifiche questa scoperta sperimentale porta nuovamente in primo piano il ripensamento di concetti di base quali Spazio, Tempo e Materia, concetti che costituiscono il teorico punto di incontro ove convergono la Scienza, l\u2019Arte e perfino la Societ\u00e0. A tal riguardo occorre ricordare l\u2019intensa attivit\u00e0 scientifica e artistica che ha preceduto e seguito la rivoluzione di Galileo, nonch\u00e9 quella ugualmente intensa che ha preceduto e seguito la Relativit\u00e0 di Einstein, dal Cubismo ad altri movimenti artistici moderni per arrivare all\u2019Astrattismo. Rimane aperto l\u2019interrogativo se, anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad un terzo punto di svolta dello stesso genere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 nello specifico e, in modo obbligatoriamente schematico, le opere esposte suscitano interrogativi sulla natura dello spazio. Come postulato concisamente da Einstein: lo spazio e il tempo costituiscono una sorta di \u201cintelaiatura\u201d entro la quale si muovo gli oggetti e accadono gli eventi oppure spazio e tempo sono una propriet\u00e0 che affiora dalla relazione esistente tra gli oggetti? Lo spazio pu\u00f2 pertanto essere visto come un\u2019intelaiatura deformabile, in relazione di reciproca dipendenza con gli oggetti contenuti al suo interno, ma pu\u00f2 es-sere considerato anche come un\u2019\u201datmosfera\u201d di campi elettromagnetici e sub-nucleari o come una propriet\u00e0 affiorante dal groviglio della materia, secondo un\u2019audace visione proveniente dalla meccanica quantistica.<\/p>\n<p>Inoltre poich\u00e9, dopo l\u2019affermazione della teoria della Relativit\u00e0, citando Minkowski \u201cLo spazio di per s\u00e9 stesso e il tempo di per s\u00e9 stesso sono condannati a svanire in pure ombre, e solo una specie di unione tra i due concetti conserver\u00e0 una realt\u00e0 indipendente\u201d ci si deve porre una serie di domande sulla natura del tempo. Il tempo va inteso come un\u2019ossatura totalmente deterministica, in cui ogni modifica \u00e8 una proiezione del passato o piuttosto come un processo ritmico che rispetta il passato ma \u00e8 aperto al futuro? A questo punto ci si deve inevitabilmente interrogare sulla natura delle leggi della fisica: probabilmente l\u2019ultima struttura ontologica. Queste leggi sono state scritte per durare in eterno (e scritte da chi?) oppure evolvono con il tempo su scala cosmologica?<\/p>\n<p>Ci si deve inoltre interrogare sui sensi con i quali percepiamo le immagini del cosmo. Dobbiamo allontanarci dall\u2019uniformit\u00e0 dello spazio e dalla metafisica della luce e dell\u2019ombra del pensiero di Talete, Platone ed Euclide, ovvero dagli elementi costitutivi della pro-spettiva, per dirigerci nello spazio muovendoci come se fossimo fatti da atmosfera e\/o da una \u201csostanza\u201d deformabile, utilizzando quindi geometrie deformate e\/o altre modalit\u00e0 di rappresentazione, dal suono o dalla percezione \u201cacusmatica\u201d di ritmi e tempo all\u2019arte come percorso esplorativo \u201cdentro\u201d al mondo , il che comprende la danza e la performance.<\/p>\n<p>Inoltre, poich\u00e9 la materia \u00e8 correlata allo spazio-tempo, anch\u2019essa deve essere ripensata. L\u2019individuazione di oggetti in rapporto alla densit\u00e0 di interazione deve essere riesaminata: dal mondo dei quark dove esiste la ben nota dualit\u00e0 particella\/campo a quello dell\u2019Uni-verso. Ci si pu\u00f2 chiedere: le particelle fondamentali, i vecchi atomi, sono oggetti individuati o piuttosto ritmi? Pi\u00f9 in generale, possiamo identificare oggetti singoli prima di entrare in relazione con questi o gli oggetti stessi altro non sono che una forma di cristallizzazione delle diverse relazioni? Qual \u00e8 il contributo, in qualit\u00e0 di \u201cimpalcatura\u201d , di indistinte entit\u00e0 \u201cscure\u201d (ad es. la materia oscura) o di fenome-ni violenti alla formazione della struttura? Cosa possiamo chiamare origine e dove \u00e8 situato l\u2019orizzonte? Questi interrogativi mettono in dubbio la composizione, la plasticit\u00e0 e la resilienza degli oggetti. Quando \u00e8 che l\u2019inflessibilit\u00e0 trasforma un oggetto in un dispositivo di misurazione o in una particella elementare? Quando \u00e8 che la plasticit\u00e0 lo trasforma in uno strumento oggetto di rappresentazione (pietra, gesso, incisione, fotografia, mezzi digitali)?<\/p>\n<p>I lavori di Alda, Csorgo, Dellaporta, Lamarche, Lijn, DeMaigret, Saraceno e Ortiz, cos\u00ec come le stanze \u201cscientifiche\u201d , proponendo espe-rienze immerse nella gravit\u00e0, nei raggi cosmici, nelle interazioni dei neutrini e negli ambienti multi-messaggio, offrono, tra gli altri, una risposta artistica a questa problematica.<\/p>\n<p>Inoltre, poich\u00e9 con tali strumenti gli scienziati stanno esercitando l\u2019arte estremamente difficile della cattura di un segnale cosmico, estrapolandolo dalle deviazioni pi\u00f9 impercettibili, causate dai movimenti sismici terrestri, dal passaggio di nuvole, dalle onde marine o da movimenti imputabili a interventi umani, lo studio dell\u2019Universo implica la conoscenza esatta dell\u2019ambiente terrestre. In altre parole l\u2019orizzonte degli eventi presso l\u2019interferometro Virgo \u00e8 tutt\u2019altro che calmo, c\u2019\u00e8 sempre un \u201crumore\u201d proveniente dalla terra e dall\u2019atmosfera o addirittura dalla societ\u00e0 umana. Mai nella storia uno strumento umano \u00e8 stato cos\u00ec profondamente collegato ai ritmi ambientali quotidiani e secolari. E questo si applica anche a molte opere artistiche, dal Grande Vetro di Duchamp alla Land Art. Questo \u00e8 il senso della seconda immersione delle onde gravitazionali e di altri strumenti scientifici o opere artistiche nella nozione di cosmo come ambiente terrestre. Questo dimostra anche che una corretta riflessione del nostro inserimento nel cosmo non pu\u00f2 essere fatta sen-za interrogarsi sul concetto di messaggio, di mezzo interposto e contenuto dell\u2019informazione, nonch\u00e9 sulla definizione di individualit\u00e0 nel nostro mondo cos\u00ec strettamente interconnesso. Parafrasando McLuhan, il mezzo, il medium, non \u00e8 solo il messaggio ma pu\u00f2 essere anche l\u2019oggetto. Questo naturalmente porta in primo piano la rivoluzione avviata da Marconi e altri nella comunicazione wireless e come questa ha rimodellato il mondo. Una rivoluzione che ha visto una delle sue pi\u00f9 importanti pietre miliari aver luogo non lontano dall\u2019interferometro Virgo, ovvero nella vicina stazione radio di Coltano(*).<\/p>\n<p>La rete elettromagnetica definisce lo spazio della societ\u00e0, il tempo e la materia in cui viviamo, e il suo impatto sui nostri ritmi di vita o i modi in cui contribuisce a creare valore sociale rimangono ancora da comprendere. Dobbiamo ripensare l\u2019informazione nel contesto di una vasta densit\u00e0 di interazioni. Rumori e segnali costituiscono il nostro ambiente comune. Freeman Dyson disse una volta che \u201cla conservazione della vita non \u00e8 una questione di energia, ma del segnale sul rumore di fondo\u201d. Ancora una volta ci si pu\u00f2 chiedere: lo spa-zio-tempo \u00e8 un\u2019intelaiatura o una propriet\u00e0 che emerge dalla rete di comunicazioni? Infine dobbiamo esaminare il nostro inserimento, in qualit\u00e0 di esseri umani, in questa rete. Dobbiamo riesaminare il nostro inserimento digitale rapportandolo alla millenaria attivit\u00e0 di produzione artigianale, che viene chiamata la \u201cintelligenza manuale\u201d. Dobbiamo utilizzare l\u2019intera mano o solo un dito per spingere un tasto? Esiste la possibilit\u00e0 di un inserimento degli esseri umani che non sia ideologico, ma cognitivo, emozionale e \u201cpratico\u201d nel cosmo?<\/p>\n<p>Le opere di Buechler, Dubois, Galle, Lamarche, Ortiz, Saraceno e Thomson, cos\u00ec come la raccolta del Museo Marconi e la pietra galena appartenete alla collezione di Adalberto Giazotto, affrontano questa problematica, oltre che, in parallelo, gli interrogativi riguardanti lo spazio-tempo e la materia. E, viceversa, le opere degli artisti sopra citati che affrontano pi\u00f9 direttamente le problematiche legate allo spazio-tempo affrontano anche quelle legate all\u2019ambiente e alla societ\u00e0.<\/p>\n<p>Per chiudere, vorrei ringraziare la fondazione Carasso, che ci ha sostenuto in questa sfida, da 3 anni ormai, il Museo della Grafica (Citt\u00e0 e Universit\u00e0 di Pisa) e il Museo Marconi per la loro ospitalit\u00e0 per il loro contributo proattivo, Lidia Giazot-to, con Adalberto Giazotto, che \u00e8 uno dei due padri nobili del progetto Virgo, per averci fornito la pietra galena e ovvia-mente gli enti di finanziamento di EGO (European Gravitational Observatory &#8211; Osservatorio Gravitazionale Europeo): il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique &#8211; Centro nazionale di ricerca scientifica), che ha celebrato il suo 80\u00b0anniversario, e l\u2019Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, nonch\u00e9 il laboratorio di Fisica delle Astroparticelle e Cosmolo-gia dell\u2019Universit\u00e0 di Parigi Diderot, dove ho lavorato, e la Fondazione RFPU, dove \u00e8 iniziato tutto.<\/p>\n<p><em>(*)Fu infatti tramite la stazione di Coltano che, dal suo studio a Roma, Marconi accese le luci della gigantesca statua di Cristo Re, a Rio de Janeiro, il 12 ottobre del 1931, in occasione delle celebrazioni per i 439 della scoperta dell\u2019America. <\/em>&#8221; content_phone=&#8221;<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p><span><em>%22Scienziati e artisti sono gli osservatori del mon-do. Il loro lavoro consiste semplicemente nel vedere quello che gli altri non riescono a vedere. %22<\/em><\/span><\/p>\n<p><span><strong><em>Franck Oppenheimer<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La mostra \u201cI ritmi dello spazio\u201d \u00e8 una mostra che si situa l\u00e0 dove Arte e Scienza si intersecano ed \u00e8 il prodotto del lavoro del gruppo Universe 2.0, composto da noti artisti: G. Alda, P. Buechler, A. Csorgo, R. Dellaporta, R. Galle, B. Lamarche, L. Lijn, L. de Maigret, A. Ortiz, T. Saraceno e J. Thomson; da scienziati, architetti e filosofi: M. Barsuglia, V. Boschi, A. Dubois, C. Fl\u00e9cheux, E. Krouska, M. Lachi\u00e8ze-Ray, A. Letailleur, P. Legrain, D. Marciak, R. Malina, V. Napolano, S. Katsanevas, C. Spiering, A. Tosi, Y. Winkin e H. Wismann. Il progetto \u00e8 stato promosso da Pierre Binetruy alla fine del 2016, scomparso tragicamente nell\u2019aprile del 2017, e ha dovuto essere rilanciato da capo nel giugno del 2017. Questa mostra \u00e8 dedicata alla sua memoria.<\/p>\n<p>Lo scopo del progetto consiste nel promuovere un\u2019esplorazione, attraverso una riflessione incrociata tra artisti e scienziati, della branca della fisica nata con la scoperta delle onde gravitazionali, che portano a interrogarsi in modo incalzante, ancora una volta, sulla natura e sulla struttura dello spazio-tempo e della materia, sulle nozioni di origine e orizzonte, sul ruolo dell\u2019attivit\u00e0 di rappresentazione, infor-mazione e trasformazione, artistica o scientifica, sui dilemmi legati all\u2019individualit\u00e0. Pi\u00f9 in generale si tratta di interrogarsi ancora sulla natura dell\u2019umanit\u00e0 immersa nel cosmo, laddove la nozione di cosmo denota non solo l\u2019Universo astronomico ma anche l\u2019ambiente del Pianeta Terra e la societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>La circostanza scientifica alla base di tutto questo \u00e8 stata la rilevazione delle onde gravitazionali provenienti dalla fusione di due bu-chi neri, nel settembre del 2015, seguita dalla rilevazione di una fusione di 2 stelle di neutroni nell\u2019agosto del 2017, successivamente osservata da quasi 100 osservatori in tutto il mondo. Mentre le rilevazioni hanno costituito una sensazionale conferma della teoria della relativit\u00e0 generale di Einstein, ipotizzando che ogni fenomeno violento che si svolge nell\u2019Universo produce delle vibrazioni nello spazio-tempo, la fusione di stelle di neutroni ha inaugurato una nuova era della scienza di base, correttamente denominata l\u2019 \u201cEra dell\u2019a-stronomia multi-messaggio\u201d, in cui sondiamo l\u2019Universo con vari messaggeri cosmici, che esulano da quelli tradizionali dello spettro elettromagnetico: onde gravitazionali, ma anche neutrini e raggi cosmici. Il comitato del premio Nobel ha reagito prontamente attri-buendo il Premio Nobel per la Fisica del 2017 agli scopritori delle onde gravitazionali dell\u2019osservatorio a interferometro statunitense LIGO e di quello europeo Virgo.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le onde gravitazionali sono state registrate come modulazioni di un segnale con frequenze che abbracciano lo spettro acustico umano, la scoperta conferma ulteriormente la metafora che ci vede immersi in una rete cosmica spazio-tempo, dove le vibrazioni dello spazio-tempo,che possiamo definire il \u201critmo\u201d o con altre parole il \u201csuono\u201d dello spazio si aggiungono alla millenaria percezione dell\u2019U-niverso come una sublime, ma secondo Pascal terrificante, immagine visiva sprofondata nel silenzio.<\/p>\n<p>Come tutte le principali svolte scientifiche questa scoperta sperimentale porta nuovamente in primo piano il ripensamento di concetti di base quali Spazio, Tempo e Materia, concetti che costituiscono il teorico punto di incontro ove convergono la Scienza, l\u2019Arte e perfino la Societ\u00e0. A tal riguardo occorre ricordare l\u2019intensa attivit\u00e0 scientifica e artistica che ha preceduto e seguito la rivoluzione di Galileo, nonch\u00e9 quella ugualmente intensa che ha preceduto e seguito la Relativit\u00e0 di Einstein, dal Cubismo ad altri movimenti artistici moderni per arrivare all\u2019Astrattismo. Rimane aperto l\u2019interrogativo se, anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad un terzo punto di svolta dello stesso genere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 nello specifico e, in modo obbligatoriamente schematico, le opere esposte suscitano interrogativi sulla natura dello spazio. Come postulato concisamente da Einstein: lo spazio e il tempo costituiscono una sorta di \u201cintelaiatura\u201d entro la quale si muovo gli oggetti e accadono gli eventi oppure spazio e tempo sono una propriet\u00e0 che affiora dalla relazione esistente tra gli oggetti? Lo spazio pu\u00f2 pertanto essere visto come un\u2019intelaiatura deformabile, in relazione di reciproca dipendenza con gli oggetti contenuti al suo interno, ma pu\u00f2 es-sere considerato anche come un\u2019\u201datmosfera\u201d di campi elettromagnetici e sub-nucleari o come una propriet\u00e0 affiorante dal groviglio della materia, secondo un\u2019audace visione proveniente dalla meccanica quantistica.<\/p>\n<p>Inoltre poich\u00e9, dopo l\u2019affermazione della teoria della Relativit\u00e0, citando Minkowski \u201cLo spazio di per s\u00e9 stesso e il tempo di per s\u00e9 stesso sono condannati a svanire in pure ombre, e solo una specie di unione tra i due concetti conserver\u00e0 una realt\u00e0 indipendente\u201d ci si deve porre una serie di domande sulla natura del tempo. Il tempo va inteso come un\u2019ossatura totalmente deterministica, in cui ogni modifica \u00e8 una proiezione del passato o piuttosto come un processo ritmico che rispetta il passato ma \u00e8 aperto al futuro? A questo punto ci si deve inevitabilmente interrogare sulla natura delle leggi della fisica: probabilmente l\u2019ultima struttura ontologica. Queste leggi sono state scritte per durare in eterno (e scritte da chi?) oppure evolvono con il tempo su scala cosmologica?<\/p>\n<p>Ci si deve inoltre interrogare sui sensi con i quali percepiamo le immagini del cosmo. Dobbiamo allontanarci dall\u2019uniformit\u00e0 dello spazio e dalla metafisica della luce e dell\u2019ombra del pensiero di Talete, Platone ed Euclide, ovvero dagli elementi costitutivi della pro-spettiva, per dirigerci nello spazio muovendoci come se fossimo fatti da atmosfera e\/o da una \u201csostanza\u201d deformabile, utilizzando quindi geometrie deformate e\/o altre modalit\u00e0 di rappresentazione, dal suono o dalla percezione \u201cacusmatica\u201d di ritmi e tempo all\u2019arte come percorso esplorativo \u201cdentro\u201d al mondo , il che comprende la danza e la performance.<\/p>\n<p>Inoltre, poich\u00e9 la materia \u00e8 correlata allo spazio-tempo, anch\u2019essa deve essere ripensata. L\u2019individuazione di oggetti in rapporto alla densit\u00e0 di interazione deve essere riesaminata: dal mondo dei quark dove esiste la ben nota dualit\u00e0 particella\/campo a quello dell\u2019Uni-verso. Ci si pu\u00f2 chiedere: le particelle fondamentali, i vecchi atomi, sono oggetti individuati o piuttosto ritmi? Pi\u00f9 in generale, possiamo identificare oggetti singoli prima di entrare in relazione con questi o gli oggetti stessi altro non sono che una forma di cristallizzazione delle diverse relazioni? Qual \u00e8 il contributo, in qualit\u00e0 di \u201cimpalcatura\u201d , di indistinte entit\u00e0 \u201cscure\u201d (ad es. la materia oscura) o di fenome-ni violenti alla formazione della struttura? Cosa possiamo chiamare origine e dove \u00e8 situato l\u2019orizzonte? Questi interrogativi mettono in dubbio la composizione, la plasticit\u00e0 e la resilienza degli oggetti. Quando \u00e8 che l\u2019inflessibilit\u00e0 trasforma un oggetto in un dispositivo di misurazione o in una particella elementare? Quando \u00e8 che la plasticit\u00e0 lo trasforma in uno strumento oggetto di rappresentazione (pietra, gesso, incisione, fotografia, mezzi digitali)?<\/p>\n<p>I lavori di Alda, Csorgo, Dellaporta, Lamarche, Lijn, DeMaigret, Saraceno e Ortiz, cos\u00ec come le stanze \u201cscientifiche\u201d , proponendo espe-rienze immerse nella gravit\u00e0, nei raggi cosmici, nelle interazioni dei neutrini e negli ambienti multi-messaggio, offrono, tra gli altri, una risposta artistica a questa problematica.<\/p>\n<p>Inoltre, poich\u00e9 con tali strumenti gli scienziati stanno esercitando l\u2019arte estremamente difficile della cattura di un segnale cosmico, estrapolandolo dalle deviazioni pi\u00f9 impercettibili, causate dai movimenti sismici terrestri, dal passaggio di nuvole, dalle onde marine o da movimenti imputabili a interventi umani, lo studio dell\u2019Universo implica la conoscenza esatta dell\u2019ambiente terrestre. In altre parole l\u2019orizzonte degli eventi presso l\u2019interferometro Virgo \u00e8 tutt\u2019altro che calmo, c\u2019\u00e8 sempre un \u201crumore\u201d proveniente dalla terra e dall\u2019atmosfera o addirittura dalla societ\u00e0 umana. Mai nella storia uno strumento umano \u00e8 stato cos\u00ec profondamente collegato ai ritmi ambientali quotidiani e secolari. E questo si applica anche a molte opere artistiche, dal Grande Vetro di Duchamp alla Land Art. Questo \u00e8 il senso della seconda immersione delle onde gravitazionali e di altri strumenti scientifici o opere artistiche nella nozione di cosmo come ambiente terrestre. Questo dimostra anche che una corretta riflessione del nostro inserimento nel cosmo non pu\u00f2 essere fatta sen-za interrogarsi sul concetto di messaggio, di mezzo interposto e contenuto dell\u2019informazione, nonch\u00e9 sulla definizione di individualit\u00e0 nel nostro mondo cos\u00ec strettamente interconnesso. Parafrasando McLuhan, il mezzo, il medium, non \u00e8 solo il messaggio ma pu\u00f2 essere anche l\u2019oggetto. Questo naturalmente porta in primo piano la rivoluzione avviata da Marconi e altri nella comunicazione wireless e come questa ha rimodellato il mondo. Una rivoluzione che ha visto una delle sue pi\u00f9 importanti pietre miliari aver luogo non lontano dall\u2019interferometro Virgo, ovvero nella vicina stazione radio di Coltano(*).<\/p>\n<p>La rete elettromagnetica definisce lo spazio della societ\u00e0, il tempo e la materia in cui viviamo, e il suo impatto sui nostri ritmi di vita o i modi in cui contribuisce a creare valore sociale rimangono ancora da comprendere. Dobbiamo ripensare l\u2019informazione nel contesto di una vasta densit\u00e0 di interazioni. Rumori e segnali costituiscono il nostro ambiente comune. Freeman Dyson disse una volta che \u201cla conservazione della vita non \u00e8 una questione di energia, ma del segnale sul rumore di fondo\u201d. Ancora una volta ci si pu\u00f2 chiedere: lo spa-zio-tempo \u00e8 un\u2019intelaiatura o una propriet\u00e0 che emerge dalla rete di comunicazioni? Infine dobbiamo esaminare il nostro inserimento, in qualit\u00e0 di esseri umani, in questa rete. Dobbiamo riesaminare il nostro inserimento digitale rapportandolo alla millenaria attivit\u00e0 di produzione artigianale, che viene chiamata la \u201cintelligenza manuale\u201d. Dobbiamo utilizzare l\u2019intera mano o solo un dito per spingere un tasto? Esiste la possibilit\u00e0 di un inserimento degli esseri umani che non sia ideologico, ma cognitivo, emozionale e \u201cpratico\u201d nel cosmo?<\/p>\n<p>Le opere di Buechler, Dubois, Galle, Lamarche, Ortiz, Saraceno e Thomson, cos\u00ec come la raccolta del Museo Marconi e la pietra galena appartenete alla collezione di Adalberto Giazotto, affrontano questa problematica, oltre che, in parallelo, gli interrogativi riguardanti lo spazio-tempo e la materia. E, viceversa, le opere degli artisti sopra citati che affrontano pi\u00f9 direttamente le problematiche legate allo spazio-tempo affrontano anche quelle legate all\u2019ambiente e alla societ\u00e0.<\/p>\n<p>Per chiudere, vorrei ringraziare la fondazione Carasso, che ci ha sostenuto in questa sfida, da 3 anni ormai, il Museo della Grafica (Citt\u00e0 e Universit\u00e0 di Pisa) e il Museo Marconi per la loro ospitalit\u00e0 per il loro contributo proattivo, Lidia Giazot-to, con Adalberto Giazotto, che \u00e8 uno dei due padri nobili del progetto Virgo, per averci fornito la pietra galena e ovvia-mente gli enti di finanziamento di EGO (European Gravitational Observatory &#8211; Osservatorio Gravitazionale Europeo): il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique &#8211; Centro nazionale di ricerca scientifica), che ha celebrato il suo 80\u00b0anniversario, e l\u2019Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, nonch\u00e9 il laboratorio di Fisica delle Astroparticelle e Cosmolo-gia dell\u2019Universit\u00e0 di Parigi Diderot, dove ho lavorato, e la Fondazione RFPU, dove \u00e8 iniziato tutto.<\/p>\n<p><em>(*)Fu infatti tramite la stazione di Coltano che, dal suo studio a Roma, Marconi accese le luci della gigantesca statua di Cristo Re, a Rio de Janeiro, il 12 ottobre del 1931, in occasione delle celebrazioni per i 439 della scoperta dell\u2019America. <\/em>&#8221; content_last_edited=&#8221;on|phone&#8221; _builder_version=&#8221;3.29.3&#8243; text_text_color=&#8221;#000000&#8243; custom_padding=&#8221;0px|||||&#8221; _i=&#8221;0&#8243; _address=&#8221;0.1.0.0&#8243;]<\/p>\n<table style=\"width: 246px;float: right\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"width: 244px\">\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"color: #008969\"><em>&#8220;Scienziati e artisti sono gli osservatori del mon-do. Il loro lavoro consiste semplicemente nel vedere quello che gli altri non riescono a vedere. &#8220;<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"color: #008969\"><strong><em>Franck Oppenheimer<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La mostra \u201cI ritmi dello spazio\u201d \u00e8 una mostra che si situa l\u00e0 dove Arte e Scienza si intersecano ed \u00e8 il prodotto del lavoro del gruppo Universe 2.0, composto da noti artisti: G.\u00a0Alda, P.\u00a0Buechler, A.\u00a0Csorgo, R.\u00a0Dellaporta, R.\u00a0Galle, B.\u00a0Lamarche, L.\u00a0Lijn, L.\u00a0de\u00a0Maigret, A. Ortiz, T.\u00a0Saraceno e J.\u00a0Thomson; da scienziati, architetti e filosofi: M.\u00a0Barsuglia, V.\u00a0Boschi, A.\u00a0Dubois, C.\u00a0Fl\u00e9cheux, E.\u00a0Krouska, M. Lachi\u00e8ze-Ray, A.\u00a0Letailleur, P.\u00a0Legrain, D.\u00a0Marciak, R.\u00a0Malina, V.\u00a0Napolano, S.\u00a0Katsanevas, C.\u00a0Spiering, A.\u00a0Tosi, Y.\u00a0Winkin e H. Wismann. Il progetto \u00e8 stato promosso da Pierre Binetruy alla fine del 2016, scomparso tragicamente nell\u2019aprile del 2017, e ha dovuto essere rilanciato da capo nel giugno del 2017. Questa mostra \u00e8 dedicata alla sua memoria.<\/p>\n<p>Lo scopo del progetto consiste nel promuovere un\u2019esplorazione, attraverso una riflessione incrociata tra artisti e scienziati, della branca della fisica nata con la scoperta delle onde gravitazionali, che portano a interrogarsi in modo incalzante, ancora una volta, sulla natura e sulla struttura dello spazio-tempo e della materia, sulle nozioni di origine e orizzonte, sul ruolo dell\u2019attivit\u00e0 di rappresentazione, infor-mazione e trasformazione, artistica o scientifica, sui dilemmi legati all\u2019individualit\u00e0. Pi\u00f9 in generale si tratta di interrogarsi ancora sulla natura dell\u2019umanit\u00e0 immersa nel cosmo, laddove la nozione di cosmo denota non solo l\u2019Universo astronomico ma anche l\u2019ambiente del Pianeta Terra e la societ\u00e0 umana.<\/p>\n<p>La circostanza scientifica alla base di tutto questo \u00e8 stata la rilevazione delle onde gravitazionali provenienti dalla fusione di due bu-chi neri, nel settembre del 2015, seguita dalla rilevazione di una fusione di 2 stelle di neutroni nell\u2019agosto del 2017, successivamente osservata da quasi 100 osservatori in tutto il mondo. Mentre le rilevazioni hanno costituito una sensazionale conferma della teoria della relativit\u00e0 generale di Einstein, ipotizzando che ogni fenomeno violento che si svolge nell\u2019Universo produce delle vibrazioni nello spazio-tempo, la fusione di stelle di neutroni ha inaugurato una nuova era della scienza di base, correttamente denominata l\u2019 \u201cEra dell\u2019a-stronomia multi-messaggio\u201d, in cui sondiamo l\u2019Universo con vari messaggeri cosmici, che esulano da quelli tradizionali dello spettro elettromagnetico: onde gravitazionali, ma anche neutrini e raggi cosmici. Il comitato del premio Nobel ha reagito prontamente attri-buendo il Premio Nobel per la Fisica del 2017 agli scopritori delle onde gravitazionali dell\u2019osservatorio a interferometro statunitense LIGO e di quello europeo Virgo.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le onde gravitazionali sono state registrate come modulazioni di un segnale con frequenze che abbracciano lo spettro acustico umano, la scoperta conferma ulteriormente la metafora che ci vede immersi in una rete cosmica spazio-tempo, dove le vibrazioni dello spazio-tempo,che possiamo definire il \u201critmo\u201d o con altre parole il \u201csuono\u201d dello spazio si aggiungono alla millenaria percezione dell\u2019U-niverso come una sublime, ma secondo Pascal terrificante, immagine visiva sprofondata nel silenzio.<\/p>\n<p>Come tutte le principali svolte scientifiche questa scoperta sperimentale porta nuovamente in primo piano il ripensamento di concetti di base quali Spazio, Tempo e Materia, concetti che costituiscono il teorico punto di incontro ove convergono la Scienza, l\u2019Arte e perfino la Societ\u00e0. A tal riguardo occorre ricordare l\u2019intensa attivit\u00e0 scientifica e artistica che ha preceduto e seguito la rivoluzione di Galileo, nonch\u00e9 quella ugualmente intensa che ha preceduto e seguito la Relativit\u00e0 di Einstein, dal Cubismo ad altri movimenti artistici moderni per arrivare all\u2019Astrattismo. Rimane aperto l\u2019interrogativo se, anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad un terzo punto di svolta dello stesso genere.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 nello specifico e, in modo obbligatoriamente schematico, le opere esposte suscitano interrogativi sulla natura dello spazio. Come postulato concisamente da Einstein: lo spazio e il tempo costituiscono una sorta di \u201cintelaiatura\u201d entro la quale si muovo gli oggetti e accadono gli eventi oppure spazio e tempo sono una propriet\u00e0 che affiora dalla relazione esistente tra gli oggetti? Lo spazio pu\u00f2 pertanto essere visto come un\u2019intelaiatura deformabile, in relazione di reciproca dipendenza con gli oggetti contenuti al suo interno, ma pu\u00f2 es-sere considerato anche come un\u2019\u201datmosfera\u201d di campi elettromagnetici e sub-nucleari o come una propriet\u00e0 affiorante dal groviglio della materia, secondo un\u2019audace visione proveniente dalla meccanica quantistica.<\/p>\n<p>Inoltre poich\u00e9, dopo l\u2019affermazione della teoria della Relativit\u00e0, citando Minkowski \u201cLo spazio di per s\u00e9 stesso e il tempo di per s\u00e9 stesso sono condannati a svanire in pure ombre, e solo una specie di unione tra i due concetti conserver\u00e0 una realt\u00e0 indipendente\u201d ci si deve porre una serie di domande sulla natura del tempo. Il tempo va inteso come un\u2019ossatura totalmente deterministica, in cui ogni modifica \u00e8 una proiezione del passato o piuttosto come un processo ritmico che rispetta il passato ma \u00e8 aperto al futuro? A questo punto ci si deve inevitabilmente interrogare sulla natura delle leggi della fisica: probabilmente l\u2019ultima struttura ontologica. Queste leggi sono state scritte per durare in eterno (e scritte da chi?) oppure evolvono con il tempo su scala cosmologica?<\/p>\n<p>Ci si deve inoltre interrogare sui sensi con i quali percepiamo le immagini del cosmo. Dobbiamo allontanarci dall\u2019uniformit\u00e0 dello spazio e dalla metafisica della luce e dell\u2019ombra del pensiero di Talete, Platone ed Euclide, ovvero dagli elementi costitutivi della pro-spettiva, per dirigerci nello spazio muovendoci come se fossimo fatti da atmosfera e\/o da una \u201csostanza\u201d deformabile, utilizzando quindi geometrie deformate e\/o altre modalit\u00e0 di rappresentazione, dal suono o dalla percezione \u201cacusmatica\u201d di ritmi e tempo all\u2019arte come percorso esplorativo \u201cdentro\u201d al mondo , il che comprende la danza e la performance.<\/p>\n<p>Inoltre, poich\u00e9 la materia \u00e8 correlata allo spazio-tempo, anch\u2019essa deve essere ripensata. L\u2019individuazione di oggetti in rapporto alla densit\u00e0 di interazione deve essere riesaminata: dal mondo dei quark dove esiste la ben nota dualit\u00e0 particella\/campo a quello dell\u2019Uni-verso. Ci si pu\u00f2 chiedere: le particelle fondamentali, i vecchi atomi, sono oggetti individuati o piuttosto ritmi? Pi\u00f9 in generale, possiamo identificare oggetti singoli prima di entrare in relazione con questi o gli oggetti stessi altro non sono che una forma di cristallizzazione delle diverse relazioni? Qual \u00e8 il contributo, in qualit\u00e0 di \u201cimpalcatura\u201d , di indistinte entit\u00e0 \u201cscure\u201d (ad es. la materia oscura) o di fenome-ni violenti alla formazione della struttura? Cosa possiamo chiamare origine e dove \u00e8 situato l\u2019orizzonte? Questi interrogativi mettono in dubbio la composizione, la plasticit\u00e0 e la resilienza degli oggetti. Quando \u00e8 che l\u2019inflessibilit\u00e0 trasforma un oggetto in un dispositivo di misurazione o in una particella elementare? Quando \u00e8 che la plasticit\u00e0 lo trasforma in uno strumento oggetto di rappresentazione (pietra, gesso, incisione, fotografia, mezzi digitali)?<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px\">Inoltre, poich\u00e9 con tali strumenti gli scienziati stanno esercitando l\u2019arte estremamente difficile della cattura di un segnale cosmico, estrapolandolo dalle deviazioni pi\u00f9 impercettibili, causate dai movimenti sismici terrestri, dal passaggio di nuvole, dalle onde marine o\u00a0da movimenti imputabili a interventi umani, lo studio dell\u2019Universo implica la conoscenza esatta dell\u2019ambiente terrestre. In altre parole l\u2019orizzonte degli eventi presso l\u2019interferometro Virgo \u00e8 tutt\u2019altro che calmo, c\u2019\u00e8 sempre un \u201crumore\u201d proveniente dalla terra e dall\u2019atmosfera o addirittura dalla societ\u00e0 umana. Mai nella storia uno strumento umano \u00e8 stato cos\u00ec profondamente collegato ai ritmi ambientali quotidiani e secolari. E questo si applica anche a molte opere artistiche, dal Grande Vetro di Duchamp alla Land Art. Questo \u00e8 il senso della seconda immersione delle onde gravitazionali e di altri strumenti scientifici o opere artistiche nella nozione di cosmo come ambiente terrestre. Questo dimostra anche che una corretta riflessione del nostro inserimento nel cosmo non pu\u00f2 essere fatta sen-za interrogarsi sul concetto di messaggio, di mezzo interposto e contenuto dell\u2019informazione, nonch\u00e9 sulla definizione di individualit\u00e0 nel nostro mondo cos\u00ec strettamente interconnesso. Parafrasando McLuhan, il mezzo, il medium, non \u00e8 solo il messaggio ma pu\u00f2 essere anche l\u2019oggetto. Questo naturalmente porta in primo piano la rivoluzione avviata da Marconi e altri nella comunicazione wireless e come questa ha rimodellato il mondo. Una rivoluzione che ha visto una delle sue pi\u00f9 importanti pietre miliari aver luogo non lontano dall\u2019interferometro Virgo, ovvero nella vicina stazione radio di Coltano(*).<\/span><\/p>\n<p>La rete elettromagnetica definisce lo spazio della societ\u00e0, il tempo e la materia in cui viviamo, e il suo impatto sui nostri ritmi di vita o i modi in cui contribuisce a creare valore sociale rimangono ancora da comprendere. Dobbiamo ripensare l\u2019informazione nel contesto di una vasta densit\u00e0 di interazioni. Rumori e segnali costituiscono il nostro ambiente comune. Freeman Dyson disse una volta che \u201cla conservazione della vita non \u00e8 una questione di energia, ma del segnale sul rumore di fondo\u201d. Ancora una volta ci si pu\u00f2 chiedere: lo spa-zio-tempo \u00e8 un\u2019intelaiatura o una propriet\u00e0 che emerge dalla rete di comunicazioni? Infine dobbiamo esaminare il nostro inserimento, in qualit\u00e0 di esseri umani, in questa rete. Dobbiamo riesaminare il nostro inserimento digitale rapportandolo alla millenaria attivit\u00e0 di produzione artigianale, che viene chiamata la \u201cintelligenza manuale\u201d. Dobbiamo utilizzare l\u2019intera mano o solo un dito per spingere un tasto? Esiste la possibilit\u00e0 di un inserimento degli esseri umani che non sia ideologico, ma cognitivo, emozionale e \u201cpratico\u201d nel cosmo?<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14px\">Per chiudere, vorrei ringraziare la fondazione Carasso, che ci ha sostenuto in questa sfida, da 3 anni ormai, il Museo della Grafica (Citt\u00e0 e Universit\u00e0 di Pisa) e il Museo Marconi per la loro ospitalit\u00e0 per il loro contributo proattivo, Lidia Giazot-to, con Adalberto Giazotto, che \u00e8 uno dei due padri nobili del progetto Virgo, per averci fornito la pietra galena e ovvia-mente gli enti di finanziamento di EGO (European Gravitational Observatory &#8211; Osservatorio Gravitazionale Europeo): il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique &#8211; Centro nazionale di ricerca scientifica), che ha celebrato il suo 80\u00b0anniversario, e l\u2019Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, nonch\u00e9 il laboratorio di Fisica delle Astroparticelle e Cosmolo-gia dell\u2019Universit\u00e0 di Parigi Diderot, dove ho lavorato, e la Fondazione RFPU, dove \u00e8 iniziato tutto.<\/span><\/p>\n<p><em>(*)Fu infatti tramite la stazione di Coltano che, dal suo studio a Roma, Marconi accese le luci della gigantesca statua di Cristo Re, a Rio de Janeiro, il 12 ottobre del 1931, in occasione delle celebrazioni per i 439 della scoperta dell\u2019America. <\/em><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; 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Amaldi<br \/>56021 Cascina &#8211; Italia<br \/><a href=\"https:\/\/www.ego-gw.it\/\">https:\/\/www.ego-gw.it\/<\/a><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;3.29.3&#8243; custom_padding=&#8221;0px|||||&#8221; _i=&#8221;1&#8243; _address=&#8221;1.1&#8243;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;3.29.3&#8243; _i=&#8221;0&#8243; _address=&#8221;1.1.0&#8243;][et_pb_text _builder_version=&#8221;3.29.3&#8243; custom_margin=&#8221;||-8px|||&#8221; _i=&#8221;0&#8243; _address=&#8221;1.1.0.0&#8243;]<\/p>\n<p><strong>Sponsored by:<\/strong><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row column_structure=&#8221;1_6,1_6,1_6,1_6,1_6,1_6&#8243; _builder_version=&#8221;3.29.3&#8243; custom_padding=&#8221;9px|||||&#8221; _i=&#8221;2&#8243; _address=&#8221;1.2&#8243;][et_pb_column type=&#8221;1_6&#8243; _builder_version=&#8221;3.29.3&#8243; _i=&#8221;0&#8243; _address=&#8221;1.2.0&#8243;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/sites.ego-gw.eu\/ilritmodellospazio\/wp-content\/uploads\/sites\/2\/2019\/10\/comune_Pisa_logo_COLORE2.png&#8221; 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